METODO BEA · BEA AMMINO EXPANSE
Il filo rosso dell’Expanse: ricerca tra fermentazioni, nutrizione e microbioma
Quando diciamo che un prodotto BEA nasce dalla ricerca interna, può sembrare giusto una frase da Marketing, vuota e inconsistente.
Quello che spesso non si nota, è che dietro questa frase c’è un percorso ripido, tortuoso, fatto di grandi sfide e di piccoli traguardi, ma che seguiamo dalla nostra nascita con tenacia, passione ed entusiasmo.
Il percorso dell’Ammino Expanse inizia nell’ormai lontano 2011, attraversa acquacoltura, ittiopatologia, microbiologia, biochimica e mangimistica e continua ancora oggi nei nostri laboratori e nelle nostre produzioni.
BEA Ammino Expanse è stato il primo nucleo del nostro lavoro. Nel tempo è diventato una piattaforma di ricerca sugli idrolizzati marini, sulle fermentazioni controllate e sull’impiego funzionale dei microrganismi.
Da qui si è sviluppato anche uno degli assi centrali del Metodo BEA: alimento, animale, microbioma e ambiente acquatico fanno parte dello stesso sistema e devono essere studiati e interpretati insieme.
L’inizio: ridurre gli sprechi e trasformare le risorse marine

BEA Ammino Expanse nasce durante il percorso universitario in acquacoltura e ittiopatologia, sotto medicina veterinaria di Bologna.
Lo scopo iniziale riguardava la riduzione degli scarti delle produzioni ittiche e la valorizzazione di “bycatch” e sottoprodotti di pesci, crostacei e molluschi. Oggi useremmo espressioni come economia circolare o blue economy ma allora la domanda era molto concreta: potevamo trasformare biologicamente queste matrici nobili “incomprese” e ricavarne ingredienti di maggiore interesse per la nutrizione animale?
La mangimistica era già la mia seconda grande passione e le due strade finirono presto per incontrarsi.
Il primo studio venne presentato ai miei docenti di alimentazione e mangimistica, il professor Biagi e il professor Bonaldo, e coinvolse competenze provenienti da aree diverse.
Vennero approfondite con i diversi docenti i possibili processi di biochimica, chimica organica e microbiologia, confrontando le principali possibilità disponibili per l’idrolisi delle matrici marine: processi chimici, processi enzimatici e trasformazioni microbiche fermentative.

Per motivazioni prettamente ecologiche decisi di concentrare la ricerca unicamente sulla via microbica e iniziarono le prime prove. Il progetto cambiò rapidamente dimensione. Il recupero dei sottoprodotti rimase un valore importante, ma l’attenzione si spostò sulle caratteristiche delle frazioni ottenute, sulle molecule bioattive, sulla loro applicazione nella mangimistica e sulle possibilità offerte dalle fermentazioni controllate.
Fu l’inizio di Ammino Expanse.
Da un progetto di valorizzazione a una piattaforma di ricerca
Una matrice marina contiene proteine, lipidi, minerali, tessuti con caratteristiche differenti e numerosi composti che cambiano secondo la specie, la parte anatomica, la freschezza e la lavorazione precedente. Pesce, mollusco e crostaceo partono da composizioni diverse. Anche due matrici apparentemente simili possono reagire in modo totalmente diverso durante la trasformazione.
L’idrolisi modifica una parte delle strutture più complesse, soprattutto quelle proteiche, generando frazioni più piccole come peptidi e amminoacidi liberi.
Quando questa trasformazione avviene attraverso microrganismi selezionati, al processo partecipano anche gli enzimi prodotti dalle colture, i loro metaboliti e le interazioni che si sviluppano nella matrice.
Il profilo finale dipende quindi da molte variabili collegate tra loro.
Questo è il punto in cui una semplice descrizione come “idrolizzato” o “fermentato” smette di essere sufficiente.
Dice da dove si parte, però racconta pochissimo di ciò che si ottiene.
La stessa materia prima può generare profili molto diversi secondo le colture impiegate, il modo in cui vengono condotte le varie fasi, il livello di trasformazione raggiunto e la destinazione prevista.
La letteratura sulla nutrizione acquatica conferma, ormai da diversi anni, che gli idrolizzati marini possono avere applicazioni estremamente interessanti.
Studi sperimentali hanno osservato effetti su appetibilità, utilizzazione dei nutrienti, attività digestive, crescita e risposta intestinale, con risultati che cambiano in base alla matrice, al processo, alla specie e alla dose.
Proprio questa variabilità spiega perché il valore di un idrolizzato non possa essere dedotto dal nome dell’ingrediente o della tecnica di produzione. Serve conoscere e controllare come è stato sviluppato.
Che cosa comprende oggi BEA Ammino Expanse
Oggi BEA Ammino Expanse riunisce idrolizzati e frazioni ottenuti da diverse matrici marine, sviluppati per funzioni e formulazioni differenti.
Comprende trasformazioni microbiche, fermentazioni controllate multistadio, colture funzionali, studio dei metaboliti e valutazione delle frazioni prodotte.
Il lavoro procede per selezioni successive: una coltura interessante in una determinata matrice può comportarsi diversamente in un’altra.
Una combinazione efficace in una fase può diventare inutile o instabile nella fase seguente. Un profilo adatto a un mangime per pesci può avere caratteristiche poco utili per un prodotto liquido o per un alimento destinato ai coralli.
Ogni applicazione richiede verifiche proprie.
Nel lungo percorso, sono state confrontate negli anni materie prime, colture, associazioni microbiche e destinazioni d’uso.
Alcune strade sono state sviluppate, altre corrette e molte scartate.
Anche gli insuccessi hanno costruito la piattaforma, perché hanno permesso di capire quali combinazioni fossero instabili, quali profili non avessero le caratteristiche ricercate e quali trasformazioni non portassero un vantaggio concreto alla formulazione.
La parte visibile è l’ingrediente che entra nel prodotto finito, dietro rimangono anni di selezione, criteri di controllo, analisi, conoscenza delle matrici e capacità di leggere l’andamento delle fermentazioni.
Fermentazioni controllate: perché sono così complesse

Una fermentazione è un sistema biologico in rapida evoluzione: i microrganismi utilizzano i substrati disponibili, producono enzimi e metaboliti, modificano la matrice e interagiscono tra loro. La composizione iniziale influenza il processo e, nello stesso tempo, viene modificata dal processo stesso.
Nel lavoro Expanse vengono utilizzate colture funzionali selezionate in rapporto alla matrice, alla funzione ricercata e alla destinazione finale. Le fermentazioni sono condotte in più fasi e vengono seguite con controlli microbiologici, chimici e, nelle attività di ricerca, anche metagenomici.
L’analisi dei dati serve a confrontare le prove, seguire l’evoluzione delle comunità e capire se il processo si sta muovendo nella direzione prevista.
La metagenomica, da sola, fornisce informazioni sulla composizione microbica rilevata e richiede un’interpretazione insieme agli altri controlli. La presenza di DNA non dimostra automaticamente che ogni microrganismo sia vitale, attivo o responsabile di una funzione.
Per questo vengono considerati anche identità e tracciabilità delle colture, purezza, controllo delle contaminazioni, vitalità, concentrazione microbica e stabilità durante la conservazione e l’impiego.
Questa rete di verifiche rende possibile passare da una prova interessante, allo stilare un protocollo produttivo, quindi ad un processo convalidato e ad un ingrediente utilizzabile con continuità.
Il risultato dipende dalla somma delle competenze microbiologiche, analitiche, nutrizionali e produttive.
I ceppi, le combinazioni, le successioni delle diverse fasi e i parametri di processo che fanno parte del know-how BEA, sono il risultato di una ricerca lunga e ancora attiva.
Possiamo spiegare il razionale del lavoro e i criteri con cui lo valutiamo, ma l’architettura delle fermentazioni resta riservata.
Dall’idrolizzato alla formulazione completa
Un ingrediente funzionale acquista significato quando viene inserito correttamente nella formula. Nei mangimi BEA la scelta considera la specie, la fisiologia, le abitudini alimentari, la digeribilità, l’appetibilità e la disponibilità dei nutrienti.
Viene valutata con grande attenzione anche l’interazione con il microbioma animale e la risposta osservata nel tempo.

Nelle prove interne si seguono parametri fissi come: accettazione dell’alimento, comportamento alimentare, digestione, aspetto delle feci, condizione dell’animale, crescita, colorazione, recupero e risposta allo stress.
I confronti tra formulazioni, i registri dei lotti, le analisi svolte da laboratori esterni e i casi seguiti nel tempo contribuiscono a perfezionare continuamente il quadro.
Questi dati hanno natura diversa e vengono trattati per ciò che sono: un risultato analitico descrive il campione esaminato. Una prova interna permette un confronto tra formulazioni. Un caso seguito nel tempo aggiunge esperienza applicativa.
Solo la ripetizione negli anni rende il patrimonio di osservazioni abbastanza robusto da permetterci di continuare a perfezionare formule e tecniche produttive.
La ricerca scientifica offre inoltre il razionale per studiare determinate categorie di ingredient, ma non trasferiamo automaticamente al prodotto finito ogni proprietà descritta per una materia prima o per un microrganismo.
La formula completa, il processo e la destinazione modificano il risultato. Per questo preferiamo parlare di selezione funzionale, controlli e risposta osservata.
Probiotici, prebiotici, fermentati e postbiotici: parole da usare bene
Negli ultimi anni termini come probiotico, prebiotico, sinbiotico e postbiotico sono entrati nel linguaggio comune. Spesso vengono usati in modo molto largo.
Per rispetto verso la complessità dell’argomento ci teniamo a mantenere una distinzione più precisa.
Un probiotico è un microrganismo vivo che, somministrato in quantità adeguata, apporta un beneficio dimostrato all’ospite.
La vitalità conta, così come l’identità del ceppo, la dose e la stabilità fino all’impiego.
La sua azione può essere efficace anche quando la permanenza nel microbioma è transitoria, colonizzazione stabile e funzione biologica sono due questioni differenti.
Per alcuni preparati destinati soprattutto alla vasca è invece più corretto parlare di microrganismi funzionali o di consorzi microbiologici.
Il termine probiotico presuppone infatti un beneficio dimostrato per un ospite, la funzione di una coltura ambientale può riguardare invece anche biofilm, substrati e processi che avvengono nel sistema acquatico.
Un prebiotico è un substrato utilizzato selettivamente dai microrganismi dell’ospite e associato a un beneficio.
Fibre, gomme, alghe, derivati di lievito e oligosaccaridi possono avere grande interesse formulativo, ma la sola presenza in ricetta non basta per attribuire automaticamente a ogni ingrediente la definizione e la funzione di prebiotico.
I fermentati possono contenere cellule vive, cellule inattivate, componenti cellulari, enzimi e metaboliti. La composizione e la qualità del prodotto dipende daglla selezione degli ingredienti, dalle matrici, dal processo produttivo e dal trattamento finale.
Anche il termine postbiotico ha oggi una definizione scientifica precisa: riguarda preparazioni di microrganismi inattivati e/o dei loro componenti che abbiano dimostrato un beneficio.
Un generico metabolita di fermentazione non diventa postbiotico soltanto per la sua origine, ma deve essere presente per uno scopo e con una funzione ben precisa.
Un sinbiotico infine, riunisce microrganismi vivi e substrati utilizzati selettivamente dai microrganismi dell’ospite, con un beneficio dimostrato.
Anche qui, la sua progettazione richiede compatibilità tra i componenti. La semplice compresenza in formula di un prebiotico e di un probiotico non descrive ancora il modo in cui lavoreranno insieme. Vanno considerate matrice, animale e ambiente di destinazione.
Queste distinzioni possono sembrare formali, ma aiutano a formulare meglio e a comunicare con maggiore trasparenza ciò che un prodotto contiene e quale è il suo scopo funzionale.
Il microbioma dell’animale e quello della vasca comunicano continuamente
Un animale acquatico vive immerso nel proprio ambiente biologico. Acqua, alimento, muco ed escrezioni mettono in contatto continuo le comunità microbiche dell’animale con quelle presenti su rocce, sabbia, biomedia, biofilm e particelle sospese.
Cute, branchie, apparato digerente e superfici mucose rappresentano nicchie diverse, esposte in misura diversa ai microrganismi ambientali.
L’alimentazione interviene in questa relazione. Porta nutrienti e componenti biologiche all’animale, influenza ciò che raggiunge l’intestino e modifica anche ciò che ritorna alla vasca.
Da qui deriva l’impostazione del Metodo BEA: Se nei prodotti destinati all’animale osserviamo soprattutto appetibilità, digestione, condizione e risposta fisiologica, nei preparati rivolti all’ambiente seguiamo invece la risposta della vasca, l’evoluzione di biofilm, e la stabilità generale nel tempo.
Le due aree restano collegate perché ogni cambiamento nell’animale produce effetti nell’ambiente e ogni cambiamento dell’ambiente modifica le condizioni nelle quali vive l’animale.
Il lavoro iniziato con BEA Ammino Expanse si è così esteso ai mangimi per pesci e coralli, ai prodotti funzionali per I nostri ospiti, ai preparati microbiologici per la vasca, alle colture vive e ai consorzi destinati a nicchie ecologiche specifiche.
Prodotti differenti con bersagli prevalenti differenti, ma con un metodo di lettura che resta comune.
Quello che non entra in un’etichetta
Un’etichetta può indicare ingredienti, composizione e modalità d’impiego.
Non riesce a contenere la storia di ogni selezione, le prove abbandonate, i confronti tra matrici, le verifiche analitiche e le correzioni che hanno portato al prodotto finito.

BEA Ammini Expanse continua a evolvere perché le possibilità delle trasformazioni microbiche delle matrici marine sono ancora estremamente ampie.
Nuove prove permettono di studiare frazioni differenti, affinare la selezione delle colture, migliorare l’efficacia e trovare applicazioni più precise nei mangimi e nei prodotti funzionali.
BEA Ammino Expanse rappresenta l’origine e uno dei fili rossi delle nostre produzioni. È una ricerca iniziata nel 2011, cresciuta attraverso prove, selezioni e continui perfezionamenti fino a diventare una piattaforma che unisce fermentazioni, idrolizzati marini, nutrizione e microbiologia applicata. Il lavoro prosegue ancora oggi, con la stessa idea di partenza: usare la biologia per ottenere ingredienti più evoluti e formulazioni costruite con una conoscenza diretta di ciò che accade dentro il prodotto, nell’animale e nell’ecosistema acquatico.
Speriamo che questo piccolo dietro le quinte vi abbia appassionato.
In attesa del prossimo, stay salty, stay tuned e happy reefing a tutti!
Un poco di bibliografia aggiornata, per i nerd 💙
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Karlsen C. et al. (2022), Feed microbiome: confounding factor affecting fish gut microbiome studies, ISME Communications.
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Ruiz A. et al. (2025), Anatomical site and environmental exposure differentially shape the microbiota across mucosal tissues in rainbow trout, Scientific Reports.
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Pan M.V. et al. (2022), Squid industry by-product hydrolysate supplementation enhances growth performance of Penaeus monodon fed plant protein-based diets without fish meal, Frontiers in Sustainable Food Systems.
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Chaklader M.R. et al. (2023), Fish protein hydrolysates alleviate intestinal dysbiosis and muscle atrophy induced by poultry by-product meal in Lates calcarifer juvenile, Frontiers in Nutrition.
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Swanson K.S. et al. (2020), The ISAPP consensus statement on the definition and scope of synbiotics, Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology.
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Salminen S. et al. (2021), The ISAPP consensus statement on the definition and scope of postbiotics, Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology.
